RASSEGNA
STAMPA
INTERVISTA
INCONTRO CON GiULIANO DEI NOTTURNI di GIULIANO ZUNINO
Continuando nella nostra ricerca dei personaggi degli anni ‘60
che dopo tanto successo si sono ritirati a vita privata, questo mese
abbiamo ritrovato per voi Giuliano dei Notturni.
La sua notissima “Il ballo di Simone”, ha fatto ballare
tre, forse quattro generazioni ed ancora oggi infatti non c’è
festa popolare dove questo pezzo non venga riproposto ed ottenga sempre
un grande riscontro.
Chi è oggi Giuliano (Cederle) all’anagrafe?
Un simpatico signore che vive tranquillamente la sua vita di impiegato
di banca, a tempo perso coltiva il suo giardino ed è circondato
dall’affetto della sua famiglia che comprende oltre alla moglie
anche un figlio.
G.Z.: Come vivi ora la tua esperienza nella musica leggera negli anni
‘60?
G: “Tanta nostalgia certamente anche perché capita
spesso che in qualsiasi posto dove vada in occasione di feste senta
le mie canzoni e questo mi impone di riflettere se ciò che
ho fatto, cioè abbandonare la carriera artistica sia stata
una scelta giusta o no!”
G.Z.: “Si è trattato in ogni caso di un distacco solo
parziale mi pare”.
G.: “Infatti, praticamente io ho sempre continuato a fare
serate nel corso di questi anni, ancora nell ‘estate 95 ho fatto
serate, non solo nella mia zona, cioè in Veneto, ma anche in
Sardegna, inoltre lo scorso anno con la DIG IT ho rifatto la versione
Dance del Ballo di Simone per il mercato spagnolo. La cosa più
strana è che la gente in giro conosce bene la mia canzone,
ma non conosce Giuliano, anche perché io non feci molte apparizioni
TV; in quel periodo, la RI FI, cioè la mia casa discografica,
spendeva poco per la promozione dei miei dischi, tanto vendevano ugualmente
così si concentrava tutta su altri artisti più “benedetti”
che avevano bisogno di essere ‘spinti’”.
G.Z.: “Qual’è stato il momento in cui ha
deciso di dire basta alla canzone come elemento portante della tua
vita e cambiare attività!”
G.: “Nei primi anni ‘70, ritornato da militare, mi
ritrovai in una crisi discografica pazzesca, ancora il mio carattere
mi porta a essere vicino alle cose concrete, pertanto considerando
che per me la musica è sempre stata concepita come divertimento,
farla solo per mestiere mi è sembrato troppo rischioso. Poi
una volta si poteva fare anche in modo dilettantesco dopo non più,
tutto era più professionale e metodico “.
G.Z.: “Fra le tante canzoni incise a quale sei più affezionato?”
G.: “Canto molto volentieri ‘Tu che conosci lei’
perché mi da la possibilità di esprimermi meglio vocalmente;
ancora oggi infatti cerco nel limite del possibile di tenere la voce
in allenamento. Quando faccio delle serate vicino mi presento sempre
con il mio gruppo cioè i Notturni, se vado altrove, mi porto
dietro le basi.”
G.Z.: “Quale momento del tuo successo ti porti dentro ancora
adesso?”
G.: “Certamente mi emozionavo allora ed ancora adesso è
così, però ho ricordi bellissimi legati alle mie presenze
a “Settevoci” con Pippo Baudo, era una gara si poteva
perdere ma per tante tante volte io riuscii a vincere ed a rimanere
in “sella”.”
G.Z.: “Non hai più avuto rapporti d’amicizia con
qualche collega del tuo periodo, dopo il cambiamento lavorativo?”
G.: “Mi sono ritrovato qualche volta con Le Orme, con Gian
Pieretti, poi qualche altro quando sono stato ospite di Red Ronnie
nelle sue trasmissioni revival, poi basta.”
G.Z.: “Come vedi oggi il mondo della musica leggera?”
G.: “Mi piace Bocelli, Masini ed in genere un po’
tutti i nuovi artisti di successo, del resto sono quelli che ascolta
mio figlio e me li fa ascoltare durante il giorno tanto che anch’io
ho imparato ad apprezzarli.”
G.Z.: “Senti Giuliano, ma tuo figlio Mauro ascolta i tuoi dischi?”
G.: “Decisamente no, o se lo fa di nascosto non lo so, del
resto anche mia moglie credo non sia una mia fans dal punto di vista
musicale.”
G.Z.: “Hai fatto degli errori nella tua carriera?”
G.: “Eravamo giovanissimi, siamo andati a Milano abbiamo
fatto un concorso riservato a gruppi con brani dei Rokes di Dino ecc.
era il 1967, non avevamo le basi per fare di un hobby un mestiere,
ci siamo trovati improvvisamente all‘ apice del successo ed
abbiamo poi “vivacchiato” con gli altri dischi sempre
sulla scia del ‘Ballo di Simone’.
Comunque non mi sono pentito della mia scelta anche perché
vedo intorno colleghi che conducono una vita non troppo edificante,
senza famiglia, con grossi problemi ed io invece mi sento tranquillo.”
G.Z.: “Quanto vendette ‘Il ballo di Simone’?”
G.: “Certamente oltre un milione di copie ma sai continua a
vendere ancora adesso essendo spesso inserito in centinaia di “compilation”
di successi anni ‘60. Una cosa però che forse nessuno
sa è questa: io non percepisco nulla come autore del testo
pur essendone titolare. Allora non ero iscritto alla SIAE così
cercai un prestanome per depositare il mio testo; si fece un contrattino
dove risultava che poi io dovevo percepire una adeguata percentuale
ma, questo mio “amico” non si fece più vivo.
Credo stia ancora guadagnando molto; del resto, io sto male solo a
pensarci e quindi praticamente, senza aver mai scritto una parola,
lui percepisce credo oltre 30 milioni ogni sei mesi. Questo è
il più grande dispiacere che ho ereditato dalla musica leggera.”
G.Z.: “Per concludere cosa vuoi dire ai lettori del nostro mensile
che certamente amano anche le tue canzoni.”
G .: “Spero che anche con il passare degli anni i miei dischi
possano suscitare in loro dei ricordi positivi legati insomma a qualche
attimo di allegria, di gioventù e perché no, anche d’amore.
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