RASSEGNA
STAMPA
Giuliano e I Notturni,
un milione di dischi
Un milione dl dischi venduti, un mese in vetta alla hit parade della
musica italiana, televisione, radio, tournee: Giuliano e I Notturni.
Sono trascorsi vent’anni e qusta piccola gloria cittadina è
sicuramente dimenticata.
Oggi Giuliano Cederle, la voce, fa il bancario a Montebello e nasconde
la voglia di jeans sotto un impeccabile dopppiopetto blu. Gianni Vettorella,
il sax, è elettricista; Giuseppe Tognon, chitarra basso, si
occupa di trasporto dl medicinali; Pierluigi Ronzan, chitarra solista,
commercia in argento; Roberto Gerard, l’organista, se la vede
lungo le strade con i tasti dl manovra dl un escavatore; Oscar Sandri
è l’unico ad essere rimasto nell’ambiente: dirige
un locale notturno, Il Pub di Alte ed è quasi come stare alla
batteria.
Hanno una quarantina d’anni per ciascuno, un figlio a testa
(due per Sandri), lavorano sodo, vanno a letto presto la sera. Si
sono ritrovati per il ventennale del Crazy, il localino di Cavezzale
che li ha visti nascere, riprendendo in mano per l’occasione
gli strumenti del primo amore.
A parte il piacere dell’amarcord, l’effetto non è
stato disastroso. Un buon "Ballo di Simone" (quello che
buttava in aria le mani e poi le faceva vibrare), una discreta "Bambolina"
(era il retro del 45 giri record), un repertorio ritmato fra tintarelle
di luna e lunghissimi negri. Se si ritrovassero più spesso,
se alle chitarre elettriche aggiungessero qualche diavoleria elettronica,
non sarebbero poi male nemmeno oggi: in fondo anche Morandi non è
più quello che invitava le bambine a farsi mandare a prendere
il latte...
Ma non ci riprovano e in questo (forse) hanno più buon senso
del politici, rimasti i soli a ritenere la propria immagine immarcescibile,
super-riproponibile ad ogni stagione e soprattutto a Pasqua, assieme
alle tinte di casa.
In realtà per tutti i complessi di uomini (musicali e no),
esiste il momento del massimo rendimento, del top come si usa dire
oggi. È un momento magico, in cui anche le sconfitte alla fine
si rivelano vittorie, gli apparenti errori sono intuizioni di verità
future, i nemici non possono che diventare amici, travolti dall’onda
dei consensi generali. Ma è un momento, un pungo di stagioni,
un lustro o due al centro della carriera. Vale per le squadre di calcio
e per i divi dello spettacolo, per le formule di governo e per le
alleanze commerciali. Poi, trascorsi i giorni della gloria, c’è
la normalità, la cosiddetta routine, non meno bella se ciascuno
ha la forza di reinventarsi. Se vuole invece solo riproporsi per quello
che era, in attesa di improbabili rivincite, il discorso cambia, stride.
E allora piuttosto delle "stecche" su problemi che non si
riescono a... vedere, meglio quelle di un complessino musicale non
più in esercizio.
Se non altro fanno tenerezza!
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