RASSEGNA
STAMPA
GIULIANO E I NOTTURNI
Nel 1968 gli 'ex giovanissimi' quattordicenni che quattro
anni prima avevano consumato anima e corpo i primi vagiti del movimento
beat e della rivoluzione musicale che essa aveva comportato, ormai
alle soglie dei venti anni stavano dirigendo i propri interessi
verso una musica più ricercata e meno fruibile al primo ascolto.
Per loro lo sbocciare della psichedelia in musica (Grateful Dead,
Jefferson Airplane, Electric Prunes, e tanti altri ) e di nuovi
percorsi musicali (Jimi Hendrix, Doors, Cream....) divennero il
giusto evolversi della scalata verso nuovi orizzonti sicuramente
in quel periodo assolutamente sconosciuti.
Si apriva però un dilemma nuovo per i discografici: come
'iniziare' i quattordicenni del 1968 alla musica? Non certo proponendo
loro le magiche e tutt’ oggi per certi versi misteriose schitarrate
di Hendrix assolutamente per palati pretenziosi. Negli Stati Uniti
dilagò in breve tempo la cosiddetta 'Bubblegum- music': musica
semplice, con i virtuosismi ridotti all' osso, musica per ballare
e divertirsi senza pensare né ai testi impegnati, né
ai grandi arrangiamenti.
Alfieri di questa stirpe furono i 1910 Fruit Gum Co. che con la
loro “Simon says” catechizzarono tutti i virgulti affamati
di quel qualcosa di nuovo e di semplice.
In italia Giuliano e I Notturni colsero al volo quell’ opportunità,
regalando a quei ragazzetti pomeriggi indiavolati sulle piste da
ballo, rendendo così ferrea la conoscenza de “Il ballo
di Simone” (traduzione italiana di “Simon says”)
tanto che tutt’ oggi il pezzo è sfruttato in ogni discoteca
del territorio.
“Il ballo di Simone” ha assunto negli anni un potere
che oserei definire ‘terapeutico’; forse contro lo stress
e la depressione di questi anni che portano al 2000, quella canzone
e quel ballo potrebbero risultare il toccasana ideale.
L’ascolto completo della discografia di Giuliano e i suoi
Notturni (1968-1971) che ci viene offerto in questo impeccabile
‘total work’ rinsalda l’ idea del gruppo molto
‘easy - listening’, ma denota anche in certe soluzioni
una carica musicale non indifferente e una voce, quella ovviamente
di Giuliano Cederle, che parrebbe adattarsi a generi di ampio spettro
musicale.
Così dopo le ‘danzerecce’ “Il ballo di
Simone”, “Ragazzina ragazzina”, “Il ballo
dei fiori” ed altri titoli dagli analoghi contenuti, si notano
maggiormente la tenue “E sono solo”, cantata a due voci;
l'impeccabile toccante desolazione di “Oggi sono tanto triste”,
cantata con grande trasporto. La timidamente ‘progressive’
“Non sai capire” e la ‘bluesy’ “L’
ora di piangere” denotano anche una dilatazione vocale del
cantante non certo comune. Molto toccante “Tu che conosci
lei”, sorta di “Cinque minuti e poi” forse in
risposta a Maurizio Arcieri ex New Dada.
Anche il ‘remake’ della vetusta “Prima di dormir
bambina” è accettabilissimo e si colloca a dovere con
la ‘moda’ di quel periodo, quella cioè di risfoderare
brani antichi e riproporli (Vedi i Camaleonti con “Portami
tante rose” o gli Showmen di “Un’ ora sola ti
vorrei”) in chiave moderna.
Ficcante nella sua tragicità "Un ora di lei" e
scorrevolmente fluida appare “Sento che cambiera”’.
In definitiva l’ascolto di questo lavoro è ancora
fresco e positivo, tanto che, a quasi trent’ anni di distanza
verrebbe la voglia di avvicinarsi di soppiatto ad un muro in piena
notte, senza farci scoprire e scrivere su di esso, con caratteri
coloratissimi...
“VIVA GLI ANNI SESSANTAAAAAA !!!!!“
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